RD2D Translator

Pubblicato Giovedì 09 settembre 2010 alle 10:00

In queste settimane,  Italia 1 si è messa a trasmettere, un episodio a settimana, le due trilogie di Guerre Stellari.

Nel mentre che li rivedevo, mi ha colpito l’idea che i pigolii di R2D2 potessero essere delle ottime suonerie per cellulare. Ovviamente come suoneria per la ricezione degli SMS, ma se abbiamo uno smartphone potremmo anche decidere di usarli per altri avvisi, come ad esempio il rilevamento di una nuova rete, la ricezione di una mail, l’avviso di un appuntamento…

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Androidblog.it

Pubblicato Giovedì 02 settembre 2010 alle 10:30

È da maggio che ilBulgaro mi assilla perchè mi decida ad abbandonare il lato oscuro di Symbian e ad abbracciare la forza di Android

Per tutta l’estate ho osservo i vari terminali Android per vedere quale di questi avrebbe scelto me, per scoprire a quale smartphone android sono destinato. Apparentemente, sembra trattarsi dell’Acer Stream.

Finalmente, ho accettato l’invito di kuro per una collaborazione col suo sito Androidblog.it. In realtà si tratta di una doppia collaborazione: qualche articolo, se riesco a metterne assieme, e moderazione del forum.

Inauguro così, con il post immediatamente precedente a questo, quella che spero possa essere una proficua collaborazione e crescita di conoscenze. La mia idea è quella di dedicarmi soprattutto all’integrazione di Android col mondo Linux: come ormai i 25 lettori del mio blog sapranno, i miei post sono sempre inerenti a problemi che ho risolto o a fatti che mi colpiscono e interessano direttamente.

Che altro?

Ah, già: iscrivetevi al feed RSS di Androidblog.it e, se avete uno smartphone con android, non mancate di intervenire nei commenti e nel forum!

PS: nel post ci sono delle citazioni colte da film e da libri, vediamo se le cogliete tutte.

Acer Stream

Pubblicato Giovedì 02 settembre 2010 alle 10:00

Da un paio di giorni sono il felice possessore di un Acer Stream, uno smartphone da poco disponibile in Italia con montato Android Eclair (la versione 2.1 per intenderci).

Gli amici di Androidblog.it avrebbero molto gradito un video sull’unboxing ma, essendo io sprovvisto di videocamera, e, soprattutto, dato che la mia voce registrata sembra quella di Paperino, abbiamo optato per una recensione scritta. Così eccomi qua a parlare del mio nuovo giocattolo elettronico.

Per prima cosa, la confezione: si sa, anche l’occhio vuole la sua parte… Il telefono è alloggiato in una scatola di cartone plasticato molto elegante e compatta, divisa in due: nella parte sopra sta il telefono, mentre sotto ci stanno gli accessori. Questi si compongono di: batteria (che non è per nulla accessoria), adattatore per MicroSD (la MicroSD è già inserita nel suo alloggiamento), cavo con uscita HDMI, auricolari con microfono per il vivavoce e gommini protettivi, cavo di collegamento USB, trasformatore (si collega al telefono col cavo dati USB), protezione trasparente per il display, custodia per il telefono (utile per quando lo si vuole trasportare), oltre naturalmente a garanzia, libretto delle istruzioni e guida per l’avvio rapido (quest’ultima inutile, a mio avviso).

Dopo 8 ore di carica (così hanno scritto sul libretto e così io mi sono attenuto, anche se l’indicatore dava la carica completa dopo circa 4 ore…), il telefono è stato acceso e testato.

Lo Stream si presenta compatto con un display amoled da 3.7″ alloggiato in una scocca 6,3×11,9×1,12 cm. Un bordo sottile permette di non sprecare spazio inutilmente intorno al monitor, garantendo la maneggevolezza insieme a un’ampia superficie per l’utilizzo del telefono. Anche il peso è contenuto, solo 126 grammi, e il baricentro è ben equilibrato, caratteristica questa fondamentale se si intende fare telefonate lunghe senza stancare eccessivamente il braccio.

Il telefono è equipaggiato con un processore Qualcomm Snapdragon 8250 da 1Ghz, con 512 Mb di RAM a disposizione. Inoltre sono presenti anche il supporto a reti wireless 802.11b/g, a bluetooth 2.1, una radio FM e un sensore GPS. La rete cellulare, ovviamente, è UMTS, anche se è possibile utilizzare il GSM quadriband e triband.

Sul retro del terminale è presente una foto/videocamera da 5 megapixel (senza flash) in grado di riprendere a 720×1280 (ecco spiegata la presenza del cavetto HDMI, utile per collegare il telefono alla televisione). Direi che la mancanza del flash viene più che ricompensata dalla qualità delle foto che è possibile scattare, anche se pare che il sensore sia leggermente virato verso il rosa (almeno a quanto ho sentito in alcuni video on line).

L’interfaccia android è personalizzata dalla casa produttrice, anche se è possibile ripristinare quella standard con pochi colpi di dita. Personalmente, preferisco quella Acer perchè, eliminando le didascalie delle icone nella schermata principale, le rende meno ingombranti; inoltre mantiene sempre in primo piano le 8 applicazioni più usate (di default registro chiamate, rubrica, messaggi, calendario, Market, Maps, Facebook e il browser) mentre fa scorrere le altre in una serie di slides attivabili tramite un pratico pulsante.
In fase di standby il telefono apre la schermata Widget (di default sono presenti l’orologio e le previsioni meteo, sincronizzate con Accuweather, una garanzia di affidabilità), che applica il blocco dello schermo: la si solleva come se fosse un foglio di carta e il telefono torna operativo.

Che altro dire? Che è un’ottima alternativa al Samsung Galaxy S!

Flatland è nato

Pubblicato Lunedì 23 agosto 2010 alle 15:20

Dopo quasi due anni di blog, è arrivato il momento di mandare in pensione iNove e cominciare a utilizzare Flatland!

Flatland è un tema di WordPress che ho sviluppato io, è per questo che abbisogna ancora di una messa a punto: personalmente l’ho testato su Linux, tramite Firefox 3.6 e 4beta, e tramite Google Chrome. Per quello che ho visto, il tema gira, sono molto graditi commenti e impressioni da parte di chi utilizza altre piattaforme e/o browser.

Layout

Si tratta di un layout a larghezza variabile, con una singola colonna laterale destra. Per il momento c’è solo questo colore, anche se penso che in futuro potrei aggiungere altre modalità. Non ho fatto uso di tabelle, ma solo di div e Css; e anche le immagini estranee ai post sono pochissime, in modo da garantire un caricamento molto rapido e permettere una migliore accessibilità.

Anche se attualmente si tratta ancora di un work in progress, la mia idea è quella di tenere nel file style.css solo il codice relativo a forma, dimensioni e posizione dei vari elementi, delegando a fogli di stile secondari il colore e altri effetti grafici, in modo da poter eventualmente rilasciare versioni del tema in altri colori.

Il tema è stato sviluppato su una piattaforma WordPress 3.0, ma dovrebbe andare su una qualsiasi versione superiore alla 2.7 (solo per alcuni aspetti dei commenti, per il resto non mi pare di aver usato tag troppo nuovi). I Css sono alla versione 3, ma i browser che non la supportano ancora (IE) dovrebbero poter lo stesso accedere al sito, semplicemente alcune carinerie grafiche come gli angoli arrotondati non verranno visualizzate.

Stile

Lo stile è molto semplice, i vari elementi sono stati mantenuti il più possibile semplici in modo da non appesantire il tutto. Il Css è pensato per una visualizzazione sullo schermo del computer, per la resa sui dispositivi smartphone uso il plugin WPtouch iPhone Theme che mi permette di non dover impazzire dietro a un ennesimo foglio di stile. A dispetto del nome, funziona anche su Android, Palm, Blackbery…

Commenti

I commenti si sono rivelati abbastanza complicati da gestire: prima di tutto perchè io intendevo averli “innestati”, ovvero in modo tale che fosse possibile rispondere direttamente a un commento e non solo al post relativo; in secondo luogo perchè le funzioni core di WordPress conteggiano insieme commenti, pingbacks e trackbacks (cosa che non volevo); infine perchè volevo avere un titolo diverso all’inserimento di un commento al post e di un commento al commento.

I commenti innestati in realtà sono abbastanza semplici da abilitare, l’unico aspetto da seguire con attenzione è l’uso del Css per rendere il tutto guardabile e non troppo pesante.

Per il conteggio dei commenti senza trackbacks ho seguito questo sito, implementando i suggerimenti di quest’altro sito per rendere il tutto un link cliccabile che porti alla corretta pagina: non ho potuto usare la funzione comments_number() perchè anch’essa ritorna il numero di commenti, trackbacks e pingbacks tutti insieme. L’unico svantaggio di tale sistema è che il tutto risulta obbligatoriamente in italiano, anche se credo che sia abbastanza semplice da convertire in multilinguaggio: dato però che al momento mi serve in italiano, lo aggiungo ai ToDo e lo lascio lì.

Per quanto riguarda l’immissione dei commenti, avrei voluto usare la funzione comment_form(), ma dato che si tratta di un’implementazione della versione 3.0, il Codex era privo di esempi n00b-proof (che sono quelli grazie ai quali ho messo in piedi il tema) e la rete scarseggiava di notizie in merito. L’implementazione del comment_form sarà oggetto di una futura versione del template. comment_form() non verrà implementato in quanto faccio ricorso a un trucco con i css per far si che compaia “Lascia un commento” se si lascia un commento direttamente al post, e “Rispondi al commento” nel caso in cui si risponda con un commento “innestato”, cioè con i commenti threaded.

Un’ultima cosa: vi pregherei di non commentare direttamente questo post, ma di lasciare commenti, critiche e proposte sulla pagina relativa. Grazie.

aMule e i files .emulecollection

Pubblicato Giovedì 12 agosto 2010 alle 10:00

La mascotte di aMule è sempre quella di eMule, credevate che fosse diversa solo per la lettera iniziale?

Sono sempre stato convinto che aMule (la versione multipiattaforma, GNU/Linux, MacOS, BSD…) fosse migliore di eMule (la versione per Windows). Quantomeno il fatto di essere meno esigente in fatto di ram costituisce un vantaggio indubbio, dato che ciò ci permette di lasciar girare in background il programma e di dedicarci alle nostre consuete attività al computer (magari evitiamo di far girare Sauerbrauten…).

Tuttavia, oggi ho scoperto l’assenza di una funzione che, sebbene non sia poi così fondamentale, ha comunque la sua utilità. Sto parlando dei files .emulecollection.

Si tratta semplicemente di “segnalibri” a files condivisi, che permettono di aggiungere alla coda di download tutti i files elencati al suo interno in maniera rapida. Ovvio che se stiamo cercando di scaricare la versione multicd di Debian è molto comodo poter aggiungere tutti i vari dischi in contemporanea Oppure vorremmo scaricare tutta la trilogia dello Svarione degli Anelli (a proposito è in uscita il terzo e ultimo episodio), e grazie ad un file .emulecollection possiamo avere l’opportunità di mettere in coda tutti i video ad esso associati: chiaramente qualcuno deve aver creato il file relativo…

La procedura per usare un file .emulecollection è molto semplice:

  1. Aprire aMule e scaricare il file .emulecollection (suppongo sia già stato fatto altrimenti non sareste qui :D )
  2. aprire un terminale e digitare
    ed2k -e percorso/al/file/file.emulecollection
  3. i files contenuti nel .emulecollection verranno aggiunti alla coda dei download

Se pensiamo di usare spesso questa funzione, possiamo sempre creare una pratica scorciatoia nel menù di Gnome grazie a nautilus-actions (basta sostituire e mettere come comando ed2k -e %File).

In alternativa possiamo aprirli anche tramite aMule, basterà semplicemente mettere il file .emulecollection tra i files condivisi e poi, dall’interno della scheda “File condivisi” di aMule, trovare nel marasma di files l’.emulecollection che si vuole usare e scegliere l’opzione “Aggiungi i file della collezione alla lista dei trasferimenti” dal menù a tendina (tasto destro del mouse). Attenzione: funziona solo se il file è tra i condivisi, per cui se non condividete la cartella Scaricati (o dove altrimenti mettete i download completati) questo metodo risulta essere complesso e lungo, perchè dovrete prima spostare il file, aggiornare la lista dei condivisi e solo allora si potrà aggiungere (E se avete numerosi files in download, può volerci del tempo…).

Non sono purtroppo riuscito a scoprire un modo per creare un file .emulecollection, anche perchè il file deve essere aperto tramite editor esadecimale (quindi un modo per scriverlo a mano ci sarà ma non sapendo usare gli editor esadecimale lascio il compito a chi è più esperto di me). Non penso tuttavia che si tratti di una mancanza grave, considerato che i files .emulecollection servono solo se i files elencati al loro interno sono tutti presenti sulla stessa macchina: e siccome non penso che tutti vogliano fare da file repository con il proprio pc di casa, si può benissimo sopravvivere senza.

Questo procedimento funziona sia con aMule che con aMule AdunanzA (la versione apposta per Fastweb), su tutte le distro Linux e anche su MacOS. Su Windows no, ma lì non ci serve perchè fa già tutto eMule…

ed2k -e

Android Tron

Pubblicato Giovedì 05 agosto 2010 alle 10:00

È Estate, fa caldo e il cervello non ragiona più molto…

beccatevi sto video, in attesa di Tron Legacy!

Virtualbox-sun on ArchLinux

Pubblicato Giovedì 29 luglio 2010 alle 10:00

Talvolta capita di voler provare altre distribuzioni, oppure molto semplicemente ci serve utilizzare un software per Windows e Wine non è in grado di supportarlo. Se non abbiamo sottomano un computer su cui installare, o non intendiamo utilizzare il dual-booting, la soluzione migliore è senza dubbio impiegare una macchina virtuale.

Una macchina virtuale non è altro che un software che finge di essere un computer, sul quale si possono installare sistemi operativi. Io personalmente ho scelto VirtualBox della Oracle , che sul mio computer performa abbastanza bene. L’unico svantaggio è che, sebbene esista una versione OSE (Open Source Edition) rilasciata secondo i termini della GNU General Public License, essa è mancante del supporto alle periferiche USB, caratteristica questa presente soltanto nella versione propietaria, rilasciata a titolo gratuito per usi personali e/o educativi.

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Server LAMP su netbook

Pubblicato Giovedì 08 luglio 2010 alle 10:00

Se si lavora con il web, è normale voler fare delle prove prima di mandare in produzione un sito, in modo da evitare di ritrovarsi con delle pagine web piene di errori. Se poi si è inesperti, tale richiesta è imprescindibile.

Se si utilizza un computer fisso, non serve altro che installare un server LAMP in locale (per la procedura su Ubuntu, leggere qui) e procedere con gli esperimenti.

Ma se ci si trova a utilizzare un portatile o, peggio, un netbook? Un server LAMP consuma CPU, a sua volta la CPU consuma la batteria e quindi riduce sensibilmente l’autonomia del computer.

La soluzione, come al solito, è di una semplicità estrema.

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iPhone4

Pubblicato Giovedì 01 luglio 2010 alle 09:57

I “bottoni” di Lucid? A destra, grazie!

Pubblicato Giovedì 24 giugno 2010 alle 14:04

Dopo un po’ di indecisione, mi sono deciso a fare l’aggiornamento del mio fido netbook a Ubuntu 10.04, nome in codice Lucid Lynx.

Dopo aver passato la mattinata a installare (o meglio, a lasciare che il computer installasse, nel frattempo studiavo), sono entrato in possesso dell’ultima, scintillante, innovativa versione della distribuzione marchiata Canonical.

È proprio il caso di dire “innovativa”: da questa edizione, i pulsanti delle finestre di gnome sono stati spostati a sinistra, per destinare lo spazio così liberato ai famigerati “Windicators”, da implementare nelle prossime versioni. Ciò, nonostante un coro di proteste da parte degli utenti, liquidate sbrigativamente da Mark Shuttleworth con un discorso il cui succo rimanda al dantesco “Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare”. Leggi il resto del post…