aMule e i files .emulecollection

Pubblicato Giovedì 12 agosto 2010 alle 10:00

La mascotte di aMule è sempre quella di eMule, credevate che fosse diversa solo per la lettera iniziale?

Sono sempre stato convinto che aMule (la versione multipiattaforma, GNU/Linux, MacOS, BSD…) fosse migliore di eMule (la versione per Windows). Quantomeno il fatto di essere meno esigente in fatto di ram costituisce un vantaggio indubbio, dato che ciò ci permette di lasciar girare in background il programma e di dedicarci alle nostre consuete attività al computer (magari evitiamo di far girare Sauerbrauten…).

Tuttavia, oggi ho scoperto l’assenza di una funzione che, sebbene non sia poi così fondamentale, ha comunque la sua utilità. Sto parlando dei files .emulecollection.

Si tratta semplicemente di “segnalibri” a files condivisi, che permettono di aggiungere alla coda di download tutti i files elencati al suo interno in maniera rapida. Ovvio che se stiamo cercando di scaricare la versione multicd di Debian è molto comodo poter aggiungere tutti i vari dischi in contemporanea Oppure vorremmo scaricare tutta la trilogia dello Svarione degli Anelli (a proposito è in uscita il terzo e ultimo episodio), e grazie ad un file .emulecollection possiamo avere l’opportunità di mettere in coda tutti i video ad esso associati: chiaramente qualcuno deve aver creato il file relativo…

La procedura per usare un file .emulecollection è molto semplice:

  1. Aprire aMule e scaricare il file .emulecollection (suppongo sia già stato fatto altrimenti non sareste qui :D )
  2. aprire un terminale e digitare
    ed2k -e percorso/al/file/file.emulecollection
  3. i files contenuti nel .emulecollection verranno aggiunti alla coda dei download

Se pensiamo di usare spesso questa funzione, possiamo sempre creare una pratica scorciatoia nel menù di Gnome grazie a nautilus-actions (basta sostituire e mettere come comando ed2k -e %File).

In alternativa possiamo aprirli anche tramite aMule, basterà semplicemente mettere il file .emulecollection tra i files condivisi e poi, dall’interno della scheda “File condivisi” di aMule, trovare nel marasma di files l’.emulecollection che si vuole usare e scegliere l’opzione “Aggiungi i file della collezione alla lista dei trasferimenti” dal menù a tendina (tasto destro del mouse). Attenzione: funziona solo se il file è tra i condivisi, per cui se non condividete la cartella Scaricati (o dove altrimenti mettete i download completati) questo metodo risulta essere complesso e lungo, perchè dovrete prima spostare il file, aggiornare la lista dei condivisi e solo allora si potrà aggiungere (E se avete numerosi files in download, può volerci del tempo…).

Non sono purtroppo riuscito a scoprire un modo per creare un file .emulecollection, anche perchè il file deve essere aperto tramite editor esadecimale (quindi un modo per scriverlo a mano ci sarà ma non sapendo usare gli editor esadecimale lascio il compito a chi è più esperto di me). Non penso tuttavia che si tratti di una mancanza grave, considerato che i files .emulecollection servono solo se i files elencati al loro interno sono tutti presenti sulla stessa macchina: e siccome non penso che tutti vogliano fare da file repository con il proprio pc di casa, si può benissimo sopravvivere senza.

Questo procedimento funziona sia con aMule che con aMule AdunanzA (la versione apposta per Fastweb), su tutte le distro Linux e anche su MacOS. Su Windows no, ma lì non ci serve perchè fa già tutto eMule…

ed2k -e

Server LAMP su netbook

Pubblicato Giovedì 08 luglio 2010 alle 10:00

Se si lavora con il web, è normale voler fare delle prove prima di mandare in produzione un sito, in modo da evitare di ritrovarsi con delle pagine web piene di errori. Se poi si è inesperti, tale richiesta è imprescindibile.

Se si utilizza un computer fisso, non serve altro che installare un server LAMP in locale (per la procedura su Ubuntu, leggere qui) e procedere con gli esperimenti.

Ma se ci si trova a utilizzare un portatile o, peggio, un netbook? Un server LAMP consuma CPU, a sua volta la CPU consuma la batteria e quindi riduce sensibilmente l’autonomia del computer.

La soluzione, come al solito, è di una semplicità estrema.

Leggi il resto del post…

I “bottoni” di Lucid? A destra, grazie!

Pubblicato Giovedì 24 giugno 2010 alle 14:04

Dopo un po’ di indecisione, mi sono deciso a fare l’aggiornamento del mio fido netbook a Ubuntu 10.04, nome in codice Lucid Lynx.

Dopo aver passato la mattinata a installare (o meglio, a lasciare che il computer installasse, nel frattempo studiavo), sono entrato in possesso dell’ultima, scintillante, innovativa versione della distribuzione marchiata Canonical.

È proprio il caso di dire “innovativa”: da questa edizione, i pulsanti delle finestre di gnome sono stati spostati a sinistra, per destinare lo spazio così liberato ai famigerati “Windicators”, da implementare nelle prossime versioni. Ciò, nonostante un coro di proteste da parte degli utenti, liquidate sbrigativamente da Mark Shuttleworth con un discorso il cui succo rimanda al dantesco “Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole, e più non dimandare”. Leggi il resto del post…

Compiz e Wesnoth hanno fatto pace!

Pubblicato Venerdì 11 giugno 2010 alle 19:24

Battle of Wesnoth, uno dei più famosi strategici nativi del mondo GNU/Linux, è appena stato aggiornato alla versione 1.8.2-1. Se non sapete di cosa si tratti, basterà che facciate un salto qui per scoprirlo.

La notizia in sè non è sconvolgente, se non fosse che, finalmente, è nuovamente possibile giocarci con compiz attivo anche in finestra.

O nel team di sviluppo di BoW è stato cacciato a pedate l’angelo che, inserendo un’incompatibilità con compiz, mi aveva permesso di evitare di perdere troppo tempo dietro a quel giochino; oppure nel team si è inserita una squadra di demoni (uno solo non sarebbe bastato) che si è data da fare a risolvere il problema.

Ovviamente, questo aggiornamento lo trovate solo in una rolling distro, come Archlinux; su Ubuntu, o ve lo ricompilate voi, o trovate un repo esterno che abbia il pacchetto aggiornato, o aspettate con ansia l’uscita di Maverick…

Pidgin e la codifica dei caratteri

Pubblicato Giovedì 27 maggio 2010 alle 19:05

ll piccione viola è nu bravo guaglione, ma talvolta fa venire il nervoso.

Una di queste occasioni è rappresentata dalla codifica dei caratteri, in quelle occasioni in cui si ricorre ai caratteri accentati, per parole come cioè, perchè, sicchè, vabbè, quelchel’è (sicuramente gli accenti non sono corretti, ma è per dare l’idea). Come si vede dall’immagine sottostante, anche parole come più. Il problema avviene solo in lettura, nel senso che se noi scriviamo una parola con l’accento, vediamo il carattere correttamente, se invece lo scrive un altro Pidgin lo sostituisce con un bel (si fa per dire) ?, che permette sì di capire la parola, ma è brutto da vedere.

La soluzione è molto semplice, e non serve usare il terminale (quasi mi spiace):

  1. Aprire Pidgin
  2. Scegliere, dal Menù Account, l’account IRC, e scegliere Modifica Account. Ce ne sarà uno per ogni server al quale ci si collega per i canali IRC (azzurra o freenode sono i più famosi: il primo serve per la chat di ArchLinux, il secondo per quella di Ubuntu)
  3. Selezionare la scheda Avanzate
  4. Assicurarsi che nel campo Codifiche il contenuto sia UTF-8,ISO-8859-1
  5. Chiedete a un amico sul canale di scrivere una parola accentata e avrete la sorpresa di vederla comparire. Ovviamente tutto questo non è retroattivo.

Il problema è dovuto al fatto che Pidgin, nei canali IRC, talvolta fallisce nel decofidicare i caratteri inviati da altri, specie se uno manda i caratteri come ISO-8859-1 e l’altro ha impostato il sistema per interpretare l’UTF-8, per cui è necessario impostargli l’ordine di decofidica. Usando le impostazioni da me fornite, il client andrà a cercare di convertire a video un carattere codificato in UTF e, nel caso in cui fallisse, procederà a cercare di decodificare un carattere ISO.

Gli altri protocolli (Msn, GoogleTalk [che poi è XMPP], Facebook [usato tramite pidgin-facebookchat-plugin, ne parlo qua]) che uso non mi hanno mai dato di questi problemi, e credo che ciò sia da imputare al fatto che impongono loro la codifica all’utente, quindi non hanno problemi di conversione.

Company profile – Corso Web 2.0 Università Bocconi

Pubblicato Martedì 25 maggio 2010 alle 19:02

Non me ne vogliano gli arcerellini, ma pubblico qua una presentazione fatta con Google Docs su Canonical. Ci hanno detto di scegliere un’azienda su cui fare la suddetta scheda, e quale migliore azienda per un corso sul Web 2.0? Google è troppo gettonato…

AIMPS Lifeday 2010

Pubblicato Giovedì 20 maggio 2010 alle 10:00

Riporto il contenuto principale della mail relativa

Carissimi amici,
quest’anno il Lifeday è in programma il 22 e il 23 Maggio prossimi a Senago, nella centralissima piazza Tricolore (vicino alla nostra sede operativa nazionale, in via Volta).
Sarà, come sempre, una due giorni di giochi, esibizioni e fantasia….
Ci appelliamo a tutti voi, per la presenza, il coinvolgimento ed il solito tam tam…Quindi non prendete altri impegni e appuntatevi la data in agenda.

Siamo malati rari, cioè la nostra malattia colpisce troppo poche persone perchè le case farmaceutiche possano avere interessi commerciali nei nostri confronti. Se la ricerca non la portiamo avanti noi, nessuno lo farà.

Per questo motivo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti: non solo monetario, anche materiale. Se qualcuno, della provincia di Milano, fosse intenzionato ad aiutarci (per gli studenti: vi possiamo rilasciare una ricevuta, solitamente le scuole le accettano come credito formativo), chiami la sede al numero 02.99010188 o al numero verde 800 091 001 e chieda di Cristina, che vi saprà dire come fare. Se poi dite che vi manda TheKaspa, vi daranno sicuramente retta!  I muscoli sono sempre ben accetti (montare i gazebo non è affatto riposante), ma le possibilità sono molto vaste, basta lasciare spazio alla fantasia e alla buona volontà!

Qualcuno di voi si starà chiedendo cosa centra questo posto con ArchLinux, con Ubuntu o con l’informatica in generale: nulla, è solo un modo per dare ulteriore visibilità alla cosa…

Ubuntu e gli aggiornamenti: sempre da terminale!

Pubblicato Giovedì 13 maggio 2010 alle 09:00

Ubuntu (penso anche altre distro, ma siccome non ho esperienza diretta evito di dire corbellerie; ArchLinux, per esempio no) ha la possibilità di effettuare gli aggiornamenti del sistema tramite interfaccia grafica. L’interfaccia ha il vantaggio di elencare gli aggiornamenti disponibili, separandoli tra “critici” (cioè quelli che si installano col comando dist-upgrade) e “normali” (cioè quelli di upgrade):  questi possono essere deselezionati nel caso in cui si vogliano saltare, e soprattutto, se vogliamo, possiamo andarci a leggere le note di rilascio (credo che non le legga quasi nessuno).

Settimana scorsa, nell’ultima mezz’ora finale di una lezione universitaria particolarmente noiosa (ho usato un termine leggermente eufemistico per autocensurarmi), ho deciso di lanciare l’aggiornamento del mio piccolo eeepc. Ho quindi lanciato l’applicazione apposita di ubuntu, e gli ho detto di installarmi gli aggiornamenti. C’era anche l’aggiornamento del kernel, un buon 28Mb circa di download: io gli ho detto di procedere lo stesso, ma poi, nel corso dell’operazione, mi sono reso conto che la velocità della connessione era talmente bassa che per effettuare tutti i download avrei dovuto aspettare ben di più del tempo che mi separava dalla fine della lezione.

Ho pensato “beh, tanto è solo il download, se lo interrompo e riprendo poi non succede nulla”.

Errore!

Siccome era venerdì, non ho riaperto il portatile fino a lunedì, quando mi sono trovato alle prese con un errore non ben precisato che però, in sostanza, mi impediva di usarlo. Il portatile si accendeva, arrivava a grub ma poi non riusciva a leggere il disco, bloccando il tutto e segnalandomi che il drive era illeggibile.

Ora, avendoci sopra il materiale di studio, la cosa mi ha preoccupato alquanto, fintantochè non ho avuto l’idea di provare a entrare dalla versione precedente del kernel. Magicamente, Ubuntu è partito. Evidentemente, l’aggiornamento interrotto non si era limitato al download, ma si era portato avanti inserendo la voce relativa al nuovo kernel in grub. Dato però che il download non era stato portato a termine, e tantomeno l’aggiornamento, il nuovo kernel ovviamente non c’era, quindi la voce di grub puntava a un kernel non esistente.

Il tutto è stato risolto terminando l’aggiornamento (il lunedì mattina alle 9 la rete è molto più libera e quindi veloce).

Da adesso, tutti gli aggiornamenti verranno tassativamente fatti tramite terminale.

Installare un server LAMP su Ubuntu

Pubblicato Giovedì 06 maggio 2010 alle 10:00

La rete pullula di tutorial su come installare server LAMP ma, come più volte ho affermato, questo blog è anche il mio “blocco per gli appunti”, così per evitare di dover ricercare una nuova guida ogni volta che reinstallo Ubuntu (in teoria ogni due anni, in pratica sicuramente più spesso) ho deciso di segnarmi i passaggi da fare qui.

Come prima cosa, occore installare il server Apache, cioè il server che tiene in piedi il tutto. Basta dare

sudo apt-get install apache2

e tutto verrà installato correttamente. Occhio che potrebbe volerci un po’ a scaricare i pacchetti. Una volta installato, controlliamo che tutto vada bene andando all’indirizzo http://localhost, se tutto è andato a buon fine apparirà il messaggio It works! In caso contrario, apparirà un grazioso messaggio d’errore, dopodichè ci precipiteremo sulla chat di Ubuntu per capire dove abbiamo sbagliato.

Se è andato tutto bene, a questo punto, installiamo Php col comando

sudo apt-get install php5 libapache2-mod-php5

che si tirerà dietro le sue brave dipendenze, anche qui ci metterà un po’. Quindi riavviamo Apache col comando

sudo /etc/init.d/apache2 restart

Infine installiamo Mysql e phpMyAdmin per gestire i database (lo possiamo fare anche da riga di comando, ma è più semplice farlo da interfaccia web) con i comandi

sudo apt-get install mysql-server

e

sudo apt-get install phpmyadmin

Durante la fase di installazione di Mysql ci verrà chiesto di impostare la password di root, se non abbiamo fantasia o temiamo di scordarcela mettiamo quella del nostro accounti di Ubuntu. Ovviamente in tal modo abbasseremo la sicurezza, ma l’obiettivo è semplicmente quello di avere un server locale per le prove, quindi se non intendiamo metterci in rete possiamo anche un po’ fregarcene della sicurezza…
Durante l’installazione di phpMyAdmin invece ci verrà richiesto il server da utilizzare, noi dovremo scegliere Apache2.

Una volta fatto, riavviamo ancora Apache per essere sicuri che abbia caricato tutti i servizi, e poi saremo liberi di sbizzarrirci col codice! Un’avvertenza: la root del server locale, su ubuntu, è /var/www, il cui owner è root. Quindi, se vogliamo essere in grado di lavorarci, dobbiamo cambiare l’owner con

sudo chown $nomeutente /var/www

ovviamente sostituendo a $nomeutente il vostro nome utente, oppure aggiungere il proprio utente al gruppo web, o qualcosa del genere, e assegnare la cartella a tale gruppo. Io seguo sempre la prima strada, è molto più facile e si fa poi meno casino copincollando file da e verso la propria home.

Giusto per farvi vedere come non si tratti di farina del mio sacco, vi linko il blog da cui ho liberamente tratto: http://www.ubuntugeek.com/howto-install-lamp-server-in-jaunty.html

Ubuntu e la pulizia del computer

Pubblicato Giovedì 29 aprile 2010 alle 10:00

Uno degli aspetti più interessanti di Ubuntu è senz’altro la presenza di automatismi che permettono anche a una scimmia distratta  di utilizzare questa distribuzione (con tutto il rispetto possibile per le scimmie).

Trovo utilissimo il fatto di poter aggiungere repo da interfaccia grafica, la ricerca automatica dei codec necessari alla riproduzione di file multimediali, la possibilità di installare i programmi scorrendo un elenco di software e non solo tramite l’utilissima riga di comando che, ahinoi, per un nuovo utente può essere assai ostica.

A volte, però, gli automatismi rasentano il ridicolo.

È il caso, per esempio, dell’”applicazione” Pulizia del computer. che dovrebbe servire a tenere in efficienza il sistema eliminando i software inutilizzati e suggerendo ottimizzazione per i programmi installati. In sè è un’ottima idea, permette di evitare il ricorso alla riga di comando che potrebbe spaventare un neofita, e sicuramente aiuta moltissimo anche gli utenti esperti (se abbiamo pochi programmi installati, possiamo configurare tutto da soli, se ne abbiamo parecchi potremmo avere qualche difficoltà a tenerli sotto controllo tutti).
Nella pratica, il programma è inutile. Dico questo perchè si concentra sui pacchetti mantenuti nei repository, cosa che in sè è corretta ma che si rivela dannosa nel caso in cui si utilizzi pacchetti non presenti nei repository. Oh, certo, è tutto presente nei repo, mi si potrà obbiettare. E invece no, o perlomeno non è detto che si decida di utilizzare un repo per ogni singolo pacchetto.

Per esempio, nel mio caso il programma eee-control viene marcato come non necessario: peccato che il software in questione sia in uso. Solo, dal momento che viene utilizzato solo da alcuni utenti (ci vuole un eeepc, e ci sono in rete altri script di controllo) non è fornito in un repo, quindi per il “pulitore” si tratta di un “pacchetto orfano” da cancellare senza pietà.

Dopo aver subito la disinstallazione di eee-control, di Skype (sì, avete capito bene) e di Dropbox (colpa mia che ho deciso di installare il pacchetto prelevato dal sito, e non quello presente nei repo perchè meno aggiornato), ho deciso di rinunciare a usare questo programmino, che tanto oltre a elencarmi come inutili pacchetti in uso non fa (Ubuntu è già ottimizzata di suo…).

Per la pulizia del sistema continuerò a utilizzare i praticissimi comandi da terminale

sudo apt-get autoremove
sudo apt-get autoclean

Eventualmente, per automatizzare il tutto, basta crearsi un alias, magari “pulisci”, che contenga la stringa

sudo apt-get autoremove && sudo apt-get autoclean

con i suddetti comandi. Se non vi ricordate (o non sapete) come si fa, rinfrescatevi la memoria qui.