Ci sono dei film che, per quanto belli e sicuramente capaci di ottenere un discreto share, non vengono mai trasmessi in televisione o, se ciò accade, sono trasmessi a orari improponibili (è il caso di Ivanohe, con Richard e Liv Taylor, trasmesso da RaiUno all’una di notte…): tra questi va sicuramente annoverato Operazione sottoveste.
Il film, che racconta le strane vicissitudini di un sottomarino della II Guerra Mondiale, è molto divertente, allegro, simpatico. Ha un casti di attori famosi, tra cui spiccano Cary Grant (Sciarada, Intrigo internazionale), Tony Curtis (A qualcuno piace caldo, ).
Eppure, in Italia è stato trasmesso appena due volte, non si trova in DVD doppiato in Italiano, solo cercando sui canali P2P se ne trovano alcune copie, peraltro estratte da una cassetta cui mancavano 5 minuti di film.
Ebbene, finalmente tale mancanza potrà essere colmata: Domenica 12 Settembre 2010, alle 0re 14.30 su RaiTre, se non cambia la programmazione, è previsto che venga trasmesso.
Per avere ulteriori informazioni sul film, andate a guardare cosa ne dico qua.
In queste settimane, Italia 1 si è messa a trasmettere, un episodio a settimana, le due trilogie di Guerre Stellari.
Nel mentre che li rivedevo, mi ha colpito l’idea che i pigolii di R2D2 potessero essere delle ottime suonerie per cellulare. Ovviamente come suoneria per la ricezione degli SMS, ma se abbiamo uno smartphone potremmo anche decidere di usarli per altri avvisi, come ad esempio il rilevamento di una nuova rete, la ricezione di una mail, l’avviso di un appuntamento…
Attori: Jim Carrey, Laura Linney, Ed Harris, Noah Emmerich, Natascha McElhone
Truman Burbank, trentenne, conduce una vita quasi perfetta: sposato, con un buon lavoro (e una promozione in arrivo), degli amici simpatici… C’è solo un problema: la sua vita è costruita su misura all’interno di un immenso studio televisivo e trasmessa in diretta a sua insaputa.
Una serie di avvenimenti casuali scateneranno in lui il dubbio e lo porteranno a fare l’orribile scoperta.
Uno splendido film, diretto magistralmente da un Peter Weir in ottima forma.
Jim Carrey interpreta il suo personaggio in modo convincente, sdoganandosi dai ruoli comici che fino ad allora aveva interpretato (nella serie Ace Ventura) e recitando nella parte di un uomo che ama la vita e che piano piano vede sgretolarsi il mondo intorno a lui.
The Truman Show è un film ricchissimo di elementi allusivi, a partire dal nome stesso del protagonista, Truman appunto, la cui pronuncia è simile a quella di true man, uomo vero: lui è l’unica persona relae dello show, tutti gli altri, persino i suoi genitori, sono attori pagati per recitare un ruolo. Possiamo citare anche il nome della cittadina fittizzia, Sea Heaven Islan, letteralmente “porto sicuro”, ma che richiama il concetto di posto paradisiaco; oppure il nome del regista dello show, Christof, interprentabile come allusione al fatto che questi si atteggia a Dio (il nome richiama Cristo, anche se il personaggio assume una connotazione negativa, infatti si può anche leggere Christ-off, come se il regista fosse l’anticristo) nei confronti di Truman.
Disseminati per il film ci sono poi moltissimi altri dettagli simbolici, che a una prima visione passano facilmente inosservati ma che, se analizzati, rivelano ulteriori significati nascosti.
Personalmente trovo che il film sia un piccolo gioiellino, e non mi stancherei mai di rivederlo, anche se dietro l’apparenza di una commedia si rivela invece un dramma pesante, quindi la sua visione è indicata solo in momenti sereni.
Attori: Bruce Willis, Ben Affleck, Liv Tyler, Billy Bob Thornton, Will Patton, Steve Buscemi, William Fichtner, Owen Wilson, Michael Clarke Duncan, Peter Stormare.
Annunciato da una pioggia di meteoriti che colpiscono gli States, un supermeteorite si avvicina alla Terra con l’intenzione di fare carambola e mandarla in buca. SI decide di distruggerlo prima che sia lui a farlo, così la Nasa chiama il migliore esperto di trivellazioni che si sia mai conosciuto, Harry Stamper (interpetato da Bruce Willis).
Costui, per compiere la missione, chiama i suoi uomini a rinforzo, tra cui A.J. (Ben Affleck), con cui ha un rapporto burrascorso in quanto disapprova il fatto che il ragazzo sia innamorato della figlia di Harry (Liv Tyler, chiamalo scemo).
Due shuttle vengono lanciati verso l’asteroide, dove, non senza continui ritardi e guasti che provocano la morte di quasi tutti i membri della spedizione, riescono finalmente a trivellare e a posizionare la testata nucleare destinata a spaccare il masso spaziale e a fargli mancare la Terra. Il sistema di accensione a distanza del detonatore però è guasto (nel corso di una violenta discussione avvenuta tra Harry e il Colonnello William Sharp viene manomesso per impedirne l’attivazione da Terra prima del previsto), così si estrae a sorte chi deve rimanere ad attivare al testata. Dovrebbe rimanere A.J., ma Harry gli strappa il tubo dell’ossigeno per costringerlo a risalire sull’astronave e si sacrifica per gli altri, attivando la testata a due secondi dal tempo limite.
Come film di fantascienza è un po’ deludente, le scene sull’asteroide sono poco realistiche: cioè, se la luna ha la gravità pari a un sesto di quella terrestre, com’è che un asteroide decisamente più piccolo ha una gravità del tutto simile a quella terrestre? Se però lo consideriamo come un film d’azione / avventura, allora il film è decisamente avvincente. È il solito film di cui sai già il finale (la Terra si salva, il buono si sacrifica per gli altri), ma la parte interessante è vedere cosa si inventa lo sceneggiatore per allungare la trama: in effetti, alcune sequenze erano eliminabili senza che la storia cambiasse.
Complessivamente però non posso dire che mi sia dispiaciuto, soprattutto per quanto riguarda la parte girata negli edifici NASA, che non sono ricostruiti ma sono proprio quelli originali.
Attori: Sam Worthington, Zoë Saldaña, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodríguez, Joel Moore, Stephen Lang
Anticipato da un intenso e massiccio battage pubblicitario che ha contribuito enormemente ad alimentare l’hype intorno a questo film, ecco a voi l’ultima fatica del regista di Titanic!
Pandora è un pianeta del sistema Alpha Centauri, l’unico posto in cui si trova l’unobtanium, un minerale molto raro e molto costoso che può risolvere i problemi energetici della Terra. Il problema, però, è che Pandora è abitata e i suoi indigeni, i Na’vi (umanoidi dalla pelle bluastra), si dimostrano ostili nei confronti dei terrestri.
Per poter studiare meglio il pianeta gli scienziati hanno creato degli ibridi umani-na’vi controllabili dagli uomini mediante un’interfaccia mentale. Jake Sully, ex marine paraplegico, viene scelto per sostituire il fratello gemello morto in un incidente (in modo da non sprecare un Avatar): durante un’escursione, Jake si separa dal gruppo e viene portato da Neytiri, una Na’vi, dalla sua tribù in quanto “scelto” dalla loro divinità.
Jake viene quindi incaricato di procurare informazioni dall’interno ai militari presenti sul pianeta in vista di un attacco, ma pian piano il giovane si innamora del mondo di Pandora (e di Neytiri) e cambia posizione. Alla fine, riuscirà a diventare a tutti gli effetti un Na’vi.
La trama è banale, prevedibile e a tratti scontata: però scorre, e si lascia gustare. Basta non aspettarsi colpi di scena, che non ci sono.
Ma non si va a vedere Avatar per la trama: lo si va a vedere per il 3D. Il battage pubblicitario ha creato una tale aspettativa intorno al film che al momento della visione è facile rimanere delusi. Invece, il film merita: gli effetti speciali sono ben dosati, la tridimensionalità non viene usata a sproposito ma viene impiegata per mostrare la profondità di campo. Per questo motivo, le scene migliori sono quelle in cui c’è un oggetto (o persona) in primo piano e l’orizzonte è lontano, sembra proprio di essere affacciati a una finestra che da su un mondo lontano e fantastico, mentre le scene con molti soggetti in movimento o poca profondità di campo appaiono più confuse.
Sarebbe stato interessante approfondire ulteriormente alcuni aspetti, come la religione dei Na’vi (che appare panteista ma con aspetti di monoteismo), così come sarebbe stato interessante approfondire anche il personaggio di Sigourney Weaver (pare che nelle scene tagliate ciò avvenga). Proprio per questo, al di là della bellezza grafica, il film appare insipido: non trasmette un messaggio, se non un generico “tratta bene la natura, chi sei tu per alterare i suoi equilibri” che non soddisfa lo spettatore in cerca di un insegnamento.
Voto: 8 È un bel film, comunque, anche se poteva essere fatto meglio.
Ovviamente, potevo esimermi dal provare un avatar pure io?
Se anche voi volete scoprire come sarebbe il vostro avatar, andate qui: http://www.avatarizeyourself.com/, poi scegliete di esportarlo come foto e postatevi nei commenti!
Electric Dreams è un film del 1984 che avevo visto da piccolo, se non ricordo male su Telemontecarlo (quella che adesso è La 7). Mentre girovagavo su Youtube in cerca di musica, mi sono imbattuto nel video che ho usato come esempio nel post su come scaricare gli mp3 da Youtube senza usare VLC.
Los Angeles. Il giovane architetto Miles Harding è molto imbranato e spesso arriva in ritardo in ufficio. Dietro consiglio di un collega, si reca a comprare un’agenda elettronica, ma la commessa lo intontisce a forza di chiacchiere e gli vende un computer.
Ubriacatosi di computer, compra accessori su accessori, e prova a copiare i dati del computer del capo. Il suo terminale però va in sovraccarico e comincia a fumare: per spegnerlo, ci rovescia sopra una bottiglia di champagne. Anzichè rovinarsi, il computer comincia a comportarsi in maniera autonoma, innamorandosi della vicina di casa, per la quale scrive canzoni che poi Miles spaccia come sue…
Si tratta di una semplice commedia romantica, a tratti anche ingenua (come al solito il computer è equipaggiato con software che nemmeno Hal…). Ha il merito di essere corredata da un’eccellente colonna sonora (Giorgio Moroder, quello di Flashdance e Top Gun).
Se la vostra fidanzata vi rinfaccia che passate troppo tempo al computer… mostratele cosa un computer è capace di fare!
Wargames è stato un film mitico, uno di quei film che si vedono e rivedono sempre volentieri. Uno di quei film dove magari ci saranno delle ingenuità, ma la trama sotto è solida e convincente.
Nel 2008 è stato girato il seguito, intitolato pomposamente War Games – The dead code.
Ora, è vero che The dead code doveva reggere il confronto con un mostro sacro, però:
se ambienti il film nel 2006, è inutile che presenti il protagonista come un genio dell’informatica solo perchè è in grado di “sbloccare” il pc del vicino di casa anziano: quello ormai lo sanno fare in molti, specie se il pc in questione lo hanno installato loro come accade nel film…
i siti internet, di norma, non refreshano in automatico, meno che mai quelli delle banche…
i computer, di solito, hanno bisogno di corrente elettrica, anche i portatili (e i Mac, poi…)
se ambienti la vicenda a Montreal, è illogico che il supercomputer (che apparentemente si sovraccarica se solo ci sono più di tre connessioni in contemporanea…) piazzato a Washington DC possa controllare le telecamere di sicurezza a circuito chiuso di una banca canadese, esattamente come l’FBI e la CIA non vanno in giro a sparacchiare per il Canada senza che le Giubbe Rosse facciano un paio di domande…
per accedere a un supercomputer ci vuole una password, anche se entri da un terminale remoto con lettore di impronte digitali: persino il mitico David Lightman ci metteva una settimana a penetrare in Joshua, ma questo ci entra ed esce come fosse il suo computer… com’è che i veri terroristi non c’erano ancora riusciti?
Il film, a dirla tutta, è vedibile almeno fino a venti minuti dalla fine, quando comincia ad essere si rivela finalmente per la brutta copia dell’orginale. Persino la battuta finale, la famosa
Strano gioco. L’unica mossa vincente è quella di non giocare.
viene riciclata.
Morale: NON guardatelo, a meno che non vi vogliate fare quattro risate!
Sarà capitato a molti di avere un’immagine .iso sul proprio computer e di volerla usare proprio come un cd o un dvd normale, senza però volerla masterizzare. E non occorre che siano piratate: per esempio, io registro un film sulla televisione, e lo salvo su DVD, e poi me lo voglio vedere sul mio Eeepc che non ha il lettore DVD.
Su Windows niente di più facile, basta usare Daemon Tools e montare l’immagine come drive virtuale, poi aprire Risorse del Computer e aprire il disco come un normale DVD.
Il problema è che con Ubuntu non è così semplice. O meglio, è ancora più facile: si passa dal terminale. Ma se si vuole, o se avente tante immagini e quindi fate prima, potete avere anche il metodo grafico.
A tutti è successo di aver acceso il computer e aver voluto vederci un film, oppure il filmato delle vacanze, oppure ancora quel divertentissimo videoclip che il nostro amico ci ha segnalato su YouTube e che ci siamo salvati in locale per vederlo ogni volta che vogliamo, e di non esserci riusciti perchè mancava un codec essenziale, e senza di quello il video non voleva saperne di partire.
Certo, è un problema che si presenta di solito solo le prime volte, quando abbiamo appena installato il sistema operativo, e prontamente viene risolto e superato mediante l’installazione dei codec richiesti.
Sotto Windows, non è un problema da poco, perchè se è vero che basta installare il programma DivX, completamente gratuito, è altresì vero che il pacchetto contenente i codec non può essere installato senza tirarsi dietro altri cinquantaquattro programmi, che non servono a niente per il semplice motivo che sono versioni trials, e quindi a meno di non acquistarli non li si può usare. Però non si possono disinstallare, e se anche non occupano molto spazio, dà comunque fastidio averli tra i piedi.
Bene, con VLC media Player, tutto questo non è necessario. Una volta installato il programma, i codec sono già compresi, e nella malaugurata ipotesi che si debba formattare l’hard-disk e procedere a una nuova installazione, basta installare VLC e si possono subito vedere i film!