Sto imparando a tirare con l’Arco

4 marzo 2010 6 commenti

Circa un mese fa ho deciso che Ubuntu mi stava stretto. In realtà la decisione è stata motivata dal fatto che l’ottica di pacchettizzare solo programmi altamente testati è perfetta nel caso di software “stand-alone” (come può essere per OpenOffice), ma può essere altamente dannosa nel caso di software “internet-addicted” (Pidgin e il suo plugin pidgin-facebookchat). [Le definizioni tra virgolette sono mie, prendetele come licenze poetiche]

Non si sputa nel piatto in cui si mangia, e infatti non critico Ubuntu per tale scelta: anzi la ringrazio, perchè questa scelta permette indubbiamente a molti neofiti di approcciarsi a Linux con meno problemi e angosce rispetto all’idea di dover compilare tutto o di vedersi andare il sistema in kernel panic in seguito al crash del programma di ultimissima generazione che però è altamente instabile.

Purtuttavia, con un po’ di ????? circa le mie capacità con la riga di comando (il terminale), ho deciso di intraprendere un passo ulteriore nel mio cammino di conoscenza del mondo Linux: Archlinux.

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Dropbox

24 febbraio 2010 1 commento

Se usiamo più computer, magari uno a casa e uno al lavoro, potremmo sentire il bisogno di lavorare sugli stessi documenti su entrambe le postazioni di lavoro.

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OpenOffice.org non mantiene capolettera

18 febbraio 2010 Nessun commento
Capolettera dal Codex Frisianus

Capolettera dal Codex Frisianus

Può succedere che si voglia utilizzare lo stile capolettera, ovvero fare in modo che la prima lettera del paragrafo sia “più grande” delle altre.

Tutti i programmi di videoscrittura lo consentono (prima che qualcuno lo chieda, no, Wordpad, Blocco Note e Gedit, Kate, Vim o simili non sono programmi di videoscrittura, almeno non nel senso che intendo io) , e OpenOffice non è da meno.

Io vorrei che il capolettera si distinguesse anche per l’uso di un font diverso, oltre che per le dimensioni: ebbene, tale caratteristica, peraltro presente nel programma in quanto tra le formattazioni di default è presente lo stile “carattere capolettera“, non viene preservata alla chiusura del file. Nel senso che ci può sì impostare il capolettera in modo tale da usa lo stile, ma alla riapertura del file salvato esso viene resettato allo stile di default, e bisogna tornare a cambiarlo uno per uno.

Ovviamente, è una soluzione che a me non andava. Voglio dire, è vero che Writer è un Word Processor e un software di publishing (per quello c’è l’ottimo nonchè estremamente complesso Scribus), ma se permetti vorrei poter utilizzare le funzioni disponibili “in maniera stabile” e non “temporaneamente”. Anche perchè l’alternativa sennò è esportare direttamente il file in Pdf, pena la perdita della formattazione.

La soluzione al nostro problema è facile ed immediata: basta creare uno stile di paragrafo apposta in cui specifichiamo come intendiamo far apparire il capolettera.

Per fare questo occorre agire in due passaggi:

  1. Definire uno stile carattere con cui definiamo l’aspetto del capolettera: per farlo, basta cliccare sul pulsante sito a sinistra del menù stile, nella barra della formattazione (quella dove scegliamo il carattere e la dimensione del font), andare sulla seconda scheda (scegliendo la seconda icona) e definendo lo stile.
  2. Definire uno stile paragrafo con cui impostare il capolettera formattato al paragrafo:  indichiamo al paragrafo di iniziare con un capolettera formattato con lo stile appena definito, e poi indichiamo a OpenOffice di “creare uno stile dalla selezione”.

Fatto questo sarà sufficiente applicare lo stile al paragrafo che intendiamo abbellire e, come per magia, la formattazione desiderata rimarrà immutata la prossima volta che riapriremo il documento.

Armageddon – Giudizio finale

11 febbraio 2010 Nessun commento

La locandina del filmTitolo originale: Armageddon

Durata: 150 min

Regista: Michael Bay

Attori: Bruce Willis, Ben Affleck, Liv Tyler, Billy Bob Thornton, Will Patton, Steve Buscemi, William Fichtner, Owen Wilson, Michael Clarke Duncan, Peter Stormare.

Annunciato da una pioggia di meteoriti che colpiscono gli States, un supermeteorite si avvicina alla Terra con l’intenzione di fare carambola e mandarla in buca. SI decide di distruggerlo prima che sia lui a farlo, così la Nasa chiama il migliore esperto di trivellazioni che si sia mai conosciuto, Harry Stamper (interpetato da Bruce Willis).
Costui, per compiere la missione, chiama i suoi uomini a rinforzo, tra cui A.J. (Ben Affleck), con cui ha un rapporto burrascorso in quanto disapprova il fatto che il ragazzo sia innamorato della figlia di Harry (Liv Tyler, chiamalo scemo).
Due shuttle vengono lanciati verso l’asteroide, dove, non senza continui ritardi e guasti che provocano la morte di quasi tutti i membri della spedizione, riescono finalmente a trivellare e a posizionare la testata nucleare destinata a spaccare il masso spaziale e a fargli mancare la Terra. Il sistema di accensione a distanza del detonatore però è guasto (nel corso di una violenta discussione avvenuta tra Harry e il Colonnello William Sharp viene manomesso per impedirne l’attivazione da Terra prima del previsto), così si estrae a sorte chi deve rimanere ad attivare al testata. Dovrebbe rimanere A.J., ma Harry gli strappa il tubo dell’ossigeno per costringerlo a risalire sull’astronave e si sacrifica per gli altri, attivando la testata a due secondi dal tempo limite.

Come film  di fantascienza è un po’ deludente, le scene sull’asteroide sono poco realistiche: cioè, se la luna ha la gravità pari a un sesto di quella terrestre, com’è che un asteroide decisamente più piccolo ha una gravità del tutto simile a quella terrestre? Se però lo consideriamo come un film d’azione / avventura, allora il film è decisamente avvincente. È il solito film di cui sai già il finale (la Terra si salva, il buono si sacrifica per gli altri), ma la parte interessante è vedere cosa si inventa lo sceneggiatore per allungare la trama: in effetti, alcune sequenze erano eliminabili senza che la storia cambiasse.

Complessivamente però non posso dire che mi sia dispiaciuto, soprattutto per quanto riguarda la parte girata negli edifici NASA, che non sono ricostruiti ma sono proprio quelli originali.

Voto: 7

# Bruce Willis: Harry S. Stamper

# Ben Affleck: A.J. Frost

# Liv Tyler: Grace Stamper

# Billy Bob Thornton: Dan Truman, amministratore della NASA

# Will Patton: Charles “Chick” Chapple

# Steve Buscemi: Rockhound

# William Fichtner: Colonnello William Sharp, pilota dello Shuttle Freedom

# Owen Wilson: Oscar Choi, geologo

# Michael Clarke Duncan: Jayotis “Bear” Kurleenbear

# Peter Stormare: Lev Andropov, cosmonauta russo

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20 anni fa…

9 febbraio 2010 2 commenti

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Avatar

1 febbraio 2010 2 commenti

La locandina del filmTitolo originale: Avatar

Durata: 162 minuti

Regista: James Cameron

Attori: Sam Worthington, Zoë Saldaña, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodríguez, Joel Moore, Stephen Lang

Anticipato da un intenso e massiccio battage pubblicitario che ha contribuito enormemente ad alimentare l’hype intorno a questo film, ecco a voi l’ultima fatica del regista di Titanic!

Pandora è un pianeta del sistema Alpha Centauri, l’unico posto in cui si trova l’unobtanium, un minerale molto raro e molto costoso che può risolvere i problemi energetici della Terra. Il problema, però, è che Pandora è abitata e i suoi indigeni, i Na’vi (umanoidi dalla pelle bluastra), si dimostrano ostili nei confronti dei terrestri.
Per poter studiare meglio il pianeta gli scienziati hanno creato degli ibridi umani-na’vi controllabili dagli uomini mediante un’interfaccia mentale. Jake Sully, ex marine paraplegico, viene scelto per sostituire il fratello gemello morto in un incidente (in modo da non sprecare un Avatar): durante un’escursione, Jake si separa dal gruppo e viene portato da Neytiri, una Na’vi, dalla sua tribù in quanto “scelto” dalla loro divinità.
Jake viene quindi incaricato di procurare informazioni dall’interno ai militari presenti sul pianeta in vista di un attacco, ma pian piano il giovane si innamora del mondo di Pandora (e di Neytiri) e cambia posizione. Alla fine, riuscirà a diventare a tutti gli effetti un Na’vi.

La trama è banale, prevedibile e a tratti scontata: però scorre, e si lascia gustare. Basta non aspettarsi colpi di scena, che non ci sono.

Ma non si va a vedere Avatar per la trama: lo si va a vedere per il 3D. Il battage pubblicitario ha creato una tale aspettativa intorno al film che al momento della visione è facile rimanere delusi. Invece, il film merita: gli effetti speciali sono ben dosati, la tridimensionalità non viene usata a sproposito ma viene impiegata per mostrare la profondità di campo. Per questo motivo, le scene migliori sono quelle in cui c’è un oggetto (o persona) in primo piano e l’orizzonte è lontano, sembra proprio di essere affacciati a una finestra che da su un mondo lontano e fantastico, mentre le scene con molti soggetti in movimento o poca profondità di campo appaiono più confuse.

Sarebbe stato interessante approfondire ulteriormente alcuni aspetti, come la religione dei Na’vi (che appare panteista ma con aspetti di monoteismo), così come sarebbe stato interessante approfondire anche il personaggio di Sigourney Weaver (pare che nelle scene tagliate ciò avvenga). Proprio per questo, al di là della bellezza grafica, il film appare insipido: non trasmette un messaggio, se non un generico “tratta bene la natura, chi sei tu per alterare i suoi equilibri” che non soddisfa lo spettatore in cerca di un insegnamento.

Voto: 8 È un bel film, comunque, anche se poteva essere fatto meglio.

Ovviamente, potevo esimermi dal provare un avatar pure io?

Se anche voi volete scoprire come sarebbe il vostro avatar, andate qui: http://www.avatarizeyourself.com/, poi scegliete di esportarlo come foto e postatevi nei commenti!

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Pidgin colpisce ancora

5 gennaio 2010 Nessun commento

Cioè, non pidgin ma pidgin-facebookchat, che è arrivato alla versione 1.64, per permetterci di usare Facebook via Pidgin.

E come al solito, il vostro fido TheKaspa provvede a fornirvi la soluzione. 8-) Ormai non è più nemmeno divertente….

Basta andare qui e scaricare il file che ci interessa, ovvero il deb per le distro Debian-based, il tar per le altre, e l’exe per Windows.

Chiuso per esami

3 gennaio 2010 Nessun commento

Il blog va in vacanza.

Il blog.

Io, ho da studiare per gli esami…

ci si rilegge a Febbraio!

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Accedere a Ubuntu in automatico senza inserire alcuna password

28 dicembre 2009 Nessun commento

Quello di cui vi parlo stavolta è un’operazione sconsigliata, da NON fare assolutamente su computer condivisi e/o che vengono usati fuori casa. Se avete deciso di criptare i vostri dischi, questo articolo sarà per voi inutile in quanto non ha senso seguirlo. Ma se l’avete deciso, evidentemente ci tenete alla sicurezza e quindi non seguireste i miei consigli lo stesso.

Però, sul computer di casa, specie se con ssh disabilitato, possiamo anche concederci qualche scorciatoia che però abbassa la sicurezza del nostro computer. Inutile ricordare, tra l’altro, che quello che sto per raccontare è esattamente quello che viene proposto di default sui sistemi Windows.

Quello di cui voglio parlare, infatti, è un sistema che permette di effettuare il login automatico della nostra postazione Ubuntu senza inserire alcuna password. Per impostazione predefinita Ubuntu, all’accensione, ci presenta una schermata (gdm o kdm – dipende dal DE che si usa o dal gestore che si preferisce) in cui l’utente effettua il login per via grafica, inserendo username, o scegliendolo da un elenco, e password. Solo allora il sistema viene caricato del tutto e si può usare il computer.

Esiste la possibilità di scegliere come effettuare l’accesso alla macchina: sotto Sistema->Amministrazione->Schermata di accesso (vi verrà richiesta la password di superutente) avete la possibilità di impostare l’accesso automatico col vostro utente. Ovviamente, come ricordato prima, nel caso di computer usati da più utenti, ognuno con la sua home, sarebbe stupido impostare ciò, a meno di non lasciare una “finestra temporale” di alcuni secondi durante i quali è possibile inserirsi e scegliere un altro utente. A me sembra un sistema idiota, ma se a voi piace… prego!

“Bene, il problema è risolto. Che scrivi a fare?”

Errore! Il problema c’è, eccome! Infatti la password al login permette di sbloccare il portachiavi di Ubuntu, cioè quel programma che ha il compito di ricordarsi tutte le varie password che permettono di far funzionare il sistema, tra cui la password di rete. Che non c’è se ci connettiamo via cavo, ma se usiamo il Wireless, come me, invece crea problemi. Se non facciamo il login manuale ma lo impostiamo in automatico, infatti, il portachiavi non si sblocca e ci chiede la password per connettersi a internet, cosa che in presenza di una connessione flat è la prima cosa di cui l’utente si preoccupa.

Ergo, occorre trovare un modo per sbloccare in automatico il portachiavi.

O almeno questo era quello che sembrava dopo aver letto il wiki di Ubuntu. In realtà il problema non risiede nel portachiavi, ma nella gestione delle connessioni. Per impostazione di sistema, le connessioni sono disponibili solamente per l’utente che vi accede, nel senso che se vi collegate a una rete e poi fate login con un altro utente sulla stessa macchina, quest’ultimo dovrà inserire nuovamente le credenziali per l’accesso alla rete.

Per evitare di dover inserire le credenziali ogni volta, basta andare sull’applet di Network Manager (in Gnome si trova sul pannello superiore), cliccare col destro e scegliere l’opzione Modifica connessioni… dal menù a tendina. Qui, portiamoci sulla scheda Senza Fili, selezioniamo la rete che usiamo e scegliamo Modifica. Ci verrà chiesta la password di superutente. In basso a sinistra, flagghiamo l’opzione Disponibile per tutti gli utenti. Verremo scollegati, e subito dopo riconnessi.

Et voilà, al prossimo riavvio potremo accedere senza password!

Lo ripeto ancora una volta: NON fatelo su computer a cui hanno accesso anche altre persone o su cui tenete dati sensibili, perchè con questo metodo la sicurezza del vostro computer viene abbassata: non essendoci bisogno di chiavi, chiunque potrà accedere al vostro utente e copiarvi i dati.

Buon Natale 2009!

25 dicembre 2009 Nessun commento

natale2009

“Dio si è fatto piccolo
affinché noi potessimo

comprenderLo, accoglierLo, amarLo”
Benedetto XVI

 

 

Buon Natale a tutti!

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